Il filindeu è una delle paste tradizionali sarde più rare e misteriose: un intreccio di fili sottilissimi di semola, un capolavoro di manualità e pazienza. Ecco tutte le curiosità sul piatto patrimonio della cucina sarda
In Sardegna, a pochi chilometri da Nuoro e Lula, sopravvive una tradizione che ha quasi dell’incredibile: il filindeu, letteralmente “i fili di Dio”.
Non è solo una pasta liscia fatta a mano, ma un rito familiare, una forma di devozione e di resistenza culturale, che trae origine dalla cultura araba.
Il Filindeu si prepara soltanto in occasioni speciali, come la festa di San Francesco di Lula, e per secoli è stata custodita in segreto da poche famiglie di donne. Oggi si contano appena due o tre depositarie autentiche di questa antica arte. È una pasta talmente complessa da realizzare che neppure le macchine riescono a riprodurla: la sua forza, infatti, risiede nel gesto manuale e nell’esperienza tattile. Ma quando nasce questa pasta?
La pasta tradizionale sarda più rara
Il filindeu si prepara con un impasto a base di soli tre ingredienti: semola di grano duro, acqua e sale. Una semplicità che richiede una lavorazione minuziosa.
Dall’impasto si ricavano sottilissimi fili di pasta, tirati e intrecciati a mano grazie a uno strumento che replica la trama dei tessuti, stendendo fili sottilissimi di pasta. Questi fili vengono poi disposti su un telaio circolare, detti su fundu, in tre strati incrociati a formare un reticolo perfetto.
Una volta asciugata, la pasta assume una consistenza friabile e leggera, pronta per essere spezzettata e immersa in brodo di pecora: la preparazione tradizionale più autentica del filindeu.
Come si fa il filindeu
Capire come si fa il filindeu significa entrare nel cuore della cultura sarda più autentica. La tecnica si tramanda da madre a figlia e si basa su un gesto antichissimo: il tirare il filo.
La pasta, ancora calda e umida, viene arrotolata e tirata con le dita, poi piegata su se stessa e ritirata, fino a ottenere 256 fili perfettamente uniformi.
Questo processo si ripete finché la consistenza diventa così fine da sembrare seta. I fili vengono disposti sul telaio a croce, creando un disegno geometrico che richiama la trama dei tessuti tradizionali sardi. Ogni passaggio richiede concentrazione, sensibilità e soprattutto il “tatto giusto”: una sensibilità che si impara solo con l’esperienza e con il contatto diretto con l’impasto. È pressoché impossibile replicare la forma del filindeu con le macchine industriali perché la pasta si spezza, si strappa o perde elasticità.
Filindeu e fede: una tradizione che resiste
Prima ancora di essere una pasta sarda, il filindeu è una varietà di pasta tipica anche della cucina araba. Qui prende il nome di sha’riya che significa “capello” e richiama il suo sottilissimo spessore.
In Sardegna la storia del filindeu è indissolubilmente legata alla devozione per San Francesco di Lula. Ogni anno, durante la festa dedicata al santo, i pellegrini percorrono a piedi il tragitto da Nuoro al santuario e vengono accolti con un grande banchetto in cui il piatto principale è, appunto, il filindeu. Le donne di Lula preparano centinaia di dischi di pasta settimane prima dell’evento, lavorando di notte, in silenzio, con gesti che richiamano i rituali religiosi delle preghiere. È un rito di comunità, una forma di ospitalità sacra, che unisce fede e identità. Oltre ad essere una tradizione familiare antichissima. Proprio questo legame con la spiritualità è ciò che ha salvato la tradizione dall’estinzione.
La ricetta del filindeu in brodo
La preparazione tradizionale del filindeu è semplice solo in apparenza. Dopo aver essiccato i dischi di pasta, si spezzano in frammenti irregolari e si cuociono in brodo di pecora, arricchito con un po’ di formaggio fresco grattugiato, generalmente pecorino.
Ecco una ricetta per quattro persone:
Ingredienti:
- 1 disco di filindeu secco (circa 250 g)
- 1,5 litri di brodo di pecora (o brodo di carne robusto)
- 100 g di pecorino grattugiato
- Sale q.b.
Preparazione:
- Portare a ebollizione il brodo.
- Aggiungere il filindeu spezzettato e cuocere per pochi minuti, mescolando delicatamente per non rompere i fili.
- Servire bollente con pecorino abbondante e, se si desidera, un filo d’olio sardo extravergine.
Il risultato è un piatto di straordinaria semplicità e intensità, che racchiude secoli di storia e di tecnica artigianale.
Le specialità sarde antiche e il valore del gesto
Il filindeu è la perfetta metafora di una Sardegna che resiste al tempo. Non è una delle ricette tradizionali italiane più famose, ma una delle specialità sarde antiche rimasta fedele alla lentezza, alla pazienza e al rispetto per la materia prima.
Insieme ai culurgiones, ai malloreddus e alla fregola, rappresenta la varietà e la profondità della pasta tradizionale sarda, ma con una differenza sostanziale: nessuna di queste richiede un gesto tanto complesso e poetico.
Filindeu oggi: tra tutela e riscoperta
Negli ultimi anni, chef e artigiani della Sardegna stanno cercando di riportare il filindeu alla luce, con progetti di valorizzazione e corsi di formazione nelle scuole di cucina.
Anche grandi nomi come Carlo Cracco e Massimo Bottura ne hanno parlato, definendolo “la pasta più preziosa e segreta d’Italia”. Tuttavia, il rischio è che il filindeu perda la sua autenticità se trasformato in un prodotto turistico o industriale.
La vera sfida per il futuro sarà trasmettere la tecnica senza snaturare il gesto, continuando a considerarla non solo una preparazione culinaria, ma un patrimonio culturale vivente.