Quando sbucciamo una patata, non ci pensiamo nemmeno. Le bucce finiscono nella pattumiera o, se siamo virtuosi, nel compost. Sono LO scarto per eccellenza: quello che resta dopo aver preso la parte buona.
Eppure c’è stato un tempo, e un luogo, in cui quelle bucce erano preziose. Un’isola dove il cibo era contato, controllato, requisito. Dove anche ciò che si buttava via poteva diventare prezioso. E dove qualcuno, con quelle bucce, ha deciso di fare una torta.
Non una torta qualunque: una torta che, a quanto dicono, non era nemmeno buona. Ma che è diventata il simbolo di un gruppo di persone che, nel momento più buio, hanno scelto di continuare a sedersi allo stesso tavolo.
E tutto è cominciato, ma questo lo scoprirai tra poco, con una lettera arrivata da uno sconosciuto.
In questo episodio di Le Madeleine, voliamo su un’isola immersa nel Canale della Manica. Un libro da un titolo lunghissimo, che è stato il mio primo romanzo epistolare e, per questo, non potevo non consigliartelo.
Sto parlando di “Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey” di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows.
Siamo nel 1946. La guerra è appena finita e Londra è ancora piena di macerie. Juliet Ashton è una giovane scrittrice in cerca di una storia. La risposta arriva proprio con quella lettera di cui ti parlavo all’inizio.
Il mittente è Dawsey Adams, un allevatore di maiali che vive sull’Isola di Guernsey. Le dice di aver trovato un vecchio libro appartenente alla ragazza, con nome e indirizzo, e ha pensato di scriverle per chiederle in quali librerie potesse reperire altri titoli di quell’autore, perché vorrebbe proporlo al club di cui fa parte: il Club del libro e della torta di bucce di patata.
Come si fa a non rispondere a una lettera così?
Il libro è interamente epistolare: lo leggiamo attraverso le lettere che i personaggi si scambiano. Lettera dopo lettera, Juliet scopre una storia di cui, lo confesso, io non sapevo niente. Le isole del Canale sono state l’unico pezzo di territorio britannico occupato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, dal ‘40 al ‘45. Cinque anni di coprifuoco, di controlli, di isolamento. E, soprattutto, di fame.
Durante l’occupazione il cibo era contato, letteralmente. Gli animali venivano censiti, le scorte requisite, e quello che restava agli abitanti era sempre meno. Ed è proprio da qui che nasce il club.
Una sera, un gruppo di vicini si ritrova di nascosto per una cena proibita: un maiale arrosto, sottratto ai controlli. Una festa clandestina, in un’isola dove non c’era niente da festeggiare. Il problema è che si fa tardi e, tornando a casa, vengono fermati da una pattuglia tedesca dopo il coprifuoco.
Per salvarsi, una di loro improvvisa la prima scusa che le viene in mente: erano a un’innocua riunione del loro club del libro. Infatti, avevano discusso così animatamente da perdere la cognizione del tempo.
Peccato che quel club non esistesse.
Da quel momento, per non farsi scoprire, devono crearlo davvero: riunirsi, scegliere dei libri, leggerli. Persone che probabilmente non avevano mai aperto un romanzo in vita loro si ritrovano a discutere di Shakespeare, di Seneca, delle sorelle Brontë.
E, giustamente, ti starai chiedendo: ma la torta?
Ci arrivo subito. Uno dei membri, Will Thisbee, accetta di partecipare a una sola condizione: che ci sia qualcosa da mangiare. Ma sull’isola non c’è burro, non c’è farina, non c’è zucchero. Così Will si arrangia con quello che ha: purè di patate come ripieno, un po’ di barbabietola per addolcire e le bucce di patata come crosta.
Era buona? A quanto pare, no. Per niente.
Eppure è proprio lei che dà il nome al club.
E lì ho capito che quella torta non era soltanto cibo.
Come forse ricorderai, lo scorso episodio ti avevo raccontato dello steak and kidney pie del Claremont Hotel: una crosta ordinata e rispettabile che nascondeva un ripieno complicato, pieno di emozioni.
Ecco, questa torta è l’esatto contrario. Qui la crosta è fatta della parte più povera, quella che di solito si butta via senza pensarci. Eppure è proprio lei a tenere insieme tutto.
L’occupazione aveva preso quasi tutto.
Restavano le bucce.
E con le bucce, qualcuno ha deciso
di fare una torta da dividere.
Più andavo avanti nella lettura, più mi accorgevo che quella torta somigliava a tutto il resto del libro.
Perché a ben guardare, a Guernsey tutto nasce da ciò che resta.
La torta è fatta con le bucce, la parte che di solito si butta via. Il club nasce da quello che rimane di una cena proibita: una scusa improvvisata, detta per tornare a casa senza guai. E la storia stessa comincia con un libro usato, qualcosa che Juliet aveva lasciato andare e che, passando di mano in mano, è arrivato fino a un’isola che lei non aveva mai visto.
Scarti. Avanzi. Cose che nessuno avrebbe pensato di conservare.
Eppure sono proprio queste a tenere insieme le persone. Non l’abbondanza, che dura una sera, ma quello che si riesce a salvare e a dividere quando non c’è quasi più niente.
E, penso, sia per questo che quella torta, nonostante tutto, non sarebbe mai potuta mancare, a nessuna riunione.
Non perché fosse buona: non lo era. Ma perché ricordava a tutti che anche da ciò che resta si può ancora fare qualcosa.
Qualcosa da portare in tavola, da offrire agli altri. Qualcosa che dice: siamo ancora qui.
A Guernsey, tutto nasce da ciò che resta.
E ciò che resta, a volte, basta per ricominciare.
Non ti racconto cosa succede quando Juliet decide di conoscere di persona gli abitanti dell’isola, né chi sia davvero quella ragazza che ha inventato il club in una notte di coprifuoco. Ti dico solo che a Guernsey ci sono personaggi che ti resteranno nel cuore, che si ride più di quanto ti aspetteresti, e che a un certo punto, ne sono sicura, ti commuoverai.
E allora ti lascio con una domanda: qual è la tua “torta di bucce di patata”? Quel piatto semplice, magari nato da quello che c’era in casa, che non era niente di speciale ma che per te significava stare insieme?
Se ti va, raccontamelo via mail a giulia@academia.tv
Questo libro è perfetto per le prime sere d’autunno, sotto una coperta, magari con una tisana fumante accanto. E se lo leggerai, fammi sapere cosa ne pensi.
Ci vediamo il prossimo mese, con una nuova lettura!

Le Madeleine è la rubrica mensile di Giulia Cavallini, Head of Content di Acadèmia.tv, dedicata ai libri che raccontano il mondo attraverso il cibo.

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