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Le Madeleine #1 | Viaggio in Iran attraverso cibo e memoria

C’è una scena che chiunque ami leggere porta inevitabilmente con sé, quasi sempre dalla scuola. Un uomo che intinge una madeleine, un piccolo dolce a forma di conchiglia in una tazza di tè. Al primo assaggio, un brivido lo attraversa. E all’improvviso non è più nel salotto di sua madre: è bambino, a Combray, in una domenica di tanti anni prima.

Marcel Proust ha scritto centinaia di pagine per raccontare quel singolo istante. Ma, in fondo lo sappiamo tutti, senza bisogno della Recherche (per Proust,la ricerca del tempo perduto): il cibo non nutre solo il corpo. Nutre la memoria. Ci riporta indietro, all’improvviso, con una potenza che nessun’altra cosa possiede.

Benvenuti a Le Madeleine

Questa rubrica, il cui nome si ispira proprio al capolavoro letterario di Proust, Le Madeleine, nasce da qui: una puntata al mese, per raccontare come grandi scrittrici e scrittori hanno usato il cibo per dirci qualcosa di più grande, trasportarci in una cultura lontana o confortarci nel momento del bisogno. 

Non troverai ricette (per quelle c’è la piattaforma), ma storie capaci di farti sentire profumi, sapori e culture attraverso la letteratura.

Il primo viaggio ci porta in Iran.

Il libro del mese: Nel cuore del gatto di Jina Khayyer

È incredibile come un libro scritto bene riesca a farti sentire le vibrazioni, i suoni e, soprattutto, i profumi della scena che sta descrivendo. A me è successo con l’ultimo che ho letto, “Nel cuore del gatto” di Jina Khayyer.

Nel momento in cui l’ho cominciato, è stato come se le pareti della mia casa si dissolvessero e lasciassero spazio all’affascinante (ma allo stesso tempo spaventosa) Teheran. Eh sì, perché questo libro è ambientato in Iran che, se non lo sapevi, viene chiamato anche “Il Gatto”, per la curiosa forma della nazione, che ricorda, appunto, un gatto accovacciato. (riesci a vederlo?)

Jina, è il nome della protagonista (l’autrice), e anche quello di Jina Mahsa Amini, la ragazza la cui morte nel 2022 ha acceso la rivolta che attraversa il libro. Arriva in Iran per la prima volta a 25 anni, da europea, da straniera che riconosce a fatica la propria stessa origine. 

Quando il cibo diventa linguaggio

Prima ancora delle parole, è il cibo ad accoglierla.

I suoi parenti la ricevono come solo le grandi famiglie sanno fare: con una tavola piena e una casa aperta a zii e cugini arrivati da ogni parte della città.

Chelo Kebab, Nan-e Sangak, Ghormeh Sabzi, Kuku Sabzi, Fesenjān.

Piatti preparati per essere condivisi, disposti al centro della tavola affinché tutti possano servirsi. In quelle pagine si comprende come il cibo, nella cultura persiana, sia un gesto di accoglienza prima ancora che un pasto.

E lì ho pensato: per quanto diversa sia la cultura italiana da quella persiana, entrambe trovano nel cibo un collante, il mezzo con cui conoscersi meglio, scambiarsi idee e raccontarsi l’uno dell’altro. Il cibo casalingo, in Iran, è sinonimo di intimità, in quanto può essere consumato solo tra persone che fanno parte della stessa famiglia, seppur numerosa.

Tra un complimento e l’altro, ci si chiede di passarci una pietanza, di allungare alla zia un po’ di pane naan e, improvvisamente sentiamo dirci “Dastet dard nakoneh”, in persiano “Che le mani non ti facciano male”; è solo uno degli oltre 10 modi per dire GRAZIE.  

È una frase che racconta perfettamente il valore attribuito a chi cucina: il ringraziamento passa dalle mani che hanno preparato quel cibo.

Insomma, Nel cuore del gatto è stata una lettura estremamente coinvolgente, che mi ha toccato attraverso tutti i sensi: la vista, con i colori della terra, il rosso intenso delle spremute di melograno, l’olfatto, con i profumi dell’incenso, degli alberi di noce, mandorli e i fiori di limoni dolci, il tatto, con la morbidezza dei tappeti, l’udito, con i rumori della città e il silenzio assordante del deserto infinito e, infine, il gusto, con i sapori speziati e gli abbinamenti contrastanti dei piatti tipici. 

Un viaggio che mi ha fatto conoscere una cultura lontana e il coraggio di una generazione, di donne che stanno lottando per cambiare le cose. 

Sicuramente, un viaggio che non dimenticherò!

Fammi sapere se lo leggerai, sono molto curiosa di sapere cosa ne pensi.

Ci vediamo il prossimo mese, con una nuova lettura!


Le Madeleine è la rubrica mensile di Giulia Cavallini, Head of Content di Acadèmia.tv, dedicata ai libri che raccontano il mondo attraverso il cibo.


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