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data di scadenza

Data di scadenza: come leggerla correttamente

Sulla confezione di un alimento puoi trovare due diciture molto diverse tra loro che indicano la data di scadenza.

Da consumarsi entro il” indica una data di scadenza vera e propria: superarla può comportare rischi per la salute.

Da consumarsi preferibilmente entro il” (il cosiddetto TMC, Termine Minimo di Conservazione) indica invece che oltre quella data il prodotto potrebbe perdere alcune caratteristiche qualitative, ma non è necessariamente pericoloso. Capire la differenza tra le due è il primo passo per gestire gli alimenti in modo sicuro e consapevole, senza sprechi inutili.

Perché esistono diverse diciture per la data di scadenza?

La distinzione non è casuale: risponde a logiche di sicurezza alimentare precise, stabilite dalla normativa europea.

Come spiega il consulente HACCP Fabrizio Russo nel corso “HACCP e Autocontrollo” su Acadèmia.tv, la dicitura “da consumarsi entro il” è un’informazione obbligatoria che il produttore appone sapendo che l’eventuale ingestione dell’alimento dopo quella data potrebbe causare fenomeni di tossinfezione alimentare. Non si tratta di una stima, ma di un limite di sicurezza determinato da analisi specifiche.

La dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il”, invece, comunica qualcosa di diverso: il produttore avvisa che oltre quella data l’alimento potrebbe perdere le caratteristiche che lui considera conformi al proprio standard di qualità. Sapore, croccantezza, profumo: parametri organolettici, non sanitari.

Un esempio concreto aiuta a capire la differenza in modo immediato. Un biscotto con il TMC superato di 15 giorni non rappresenta alcun rischio per la salute: al massimo sarà un po’ meno croccante. Una mozzarella con la data di scadenza superata di 15 giorni è un’altra storia: il rischio per la salute aumenta in modo sostanziale.

Data di scadenza primaria e secondaria: qual è la differenza?

C’è un terzo elemento che spesso viene ignorato: la differenza tra scadenza primaria e scadenza secondaria.

La scadenza primaria è quella riportata sulla confezione integra. La scadenza secondaria entra in gioco nel momento in cui il prodotto viene aperto. Molti alimenti, grazie a trattamenti termici o al confezionamento sottovuoto, hanno una durata molto lunga finché rimangono chiusi. Una volta aperti, però, la situazione cambia radicalmente.

Il latte UHT è l’esempio più chiaro: a scaffale può durare 4, 5, anche 6 mesi. Una volta aperto, la sua durata si riduce a 3-4 giorni. Lo stesso vale per molte conserve alimentari: il trattamento termico che le preserva viene meno nel momento in cui si rompe il sigillo, e l’alimento torna a essere un prodotto “vivo”, soggetto alla normale proliferazione batterica.

Il produttore ha l’obbligo di indicare questa informazione sull’etichetta, spesso con la formula “dopo l’apertura, conservare in frigorifero e consumare entro X giorni“. Leggerla è fondamentale quanto leggere la data principale.

Come leggere correttamente la data di scadenza

1. Identifica quale dicitura è presente

Prima di tutto, distingui tra “da consumarsi entro il” e “da consumarsi preferibilmente entro il”. Sono due informazioni con implicazioni molto diverse. La prima riguarda la sicurezza, la seconda la qualità.

2. Verifica le condizioni di conservazione indicate

La data di scadenza è valida solo se il prodotto è stato conservato correttamente. Un latte UHT tenuto in un ambiente caldo perde le sue garanzie prima della data indicata. Le istruzioni di conservazione (temperatura, luce, umidità) non sono decorative: condizionano direttamente la validità della data riportata.

3. Controlla la scadenza secondaria dopo l’apertura

Ogni volta che apri una confezione, cerca sull’etichetta le indicazioni per la conservazione post-apertura. Se non le trovi, applica il principio di precauzione: prodotti freschi come latticini, salumi e sughi aperti vanno consumati entro 2-3 giorni.

4. Applica il metodo FIFO in frigorifero

FIFO significa “First In, First Out”: il prodotto acquistato prima deve essere consumato per primo. Quando metti nuovi alimenti in frigorifero, sposta quelli già presenti in primo piano. Questo semplice gesto evita che prodotti in scadenza vengano dimenticati dietro a quelli appena comprati.

5. Usa i sensi come strumento di verifica aggiuntivo

Per i prodotti con TMC (non per quelli con vera scadenza), i sensi possono aiutarti a valutare lo stato reale. Odore anomalo, colore alterato, consistenza insolita sono segnali da non ignorare. Attenzione però: alcuni alimenti pericolosi non mostrano segni visibili di deterioramento. Per i prodotti con vera data di scadenza, non fidarti mai solo dell’aspetto.

Errori comuni da evitare

  • Confondere TMC e data di scadenza. Sono due cose diverse. Buttare un biscotto con il TMC superato di qualche giorno è uno spreco inutile. Consumare una mozzarella scaduta è un rischio reale.
  • Ignorare le istruzioni di conservazione. La data riportata presuppone che il prodotto sia stato conservato nelle condizioni indicate. Se la catena del freddo si è interrotta, la data perde di significato.
  • Non leggere la scadenza secondaria. Aprire una confezione e dimenticarsi di verificare per quanti giorni il prodotto rimane sicuro è uno degli errori più frequenti.
  • Ricongelare un alimento già scongelato. Un prodotto scongelato non va mai ricongelato allo stesso stato. Se però viene trasformato in una nuova preparazione cotta (ad esempio una salsa di pomodoro che diventa parte di una lasagna), il prodotto finale può essere congelato senza problemi.
  • Affidarsi solo all’aspetto visivo per i prodotti con vera scadenza. Alcuni patogeni non alterano colore, odore o consistenza dell’alimento. La data di scadenza esiste proprio per questo.

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