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Caffè napoletano

Caffè napoletano

Caffè napoletano: cos’è, come si fa e differenza con il caffè espresso  

Il caffè napoletano non è come l’espresso, non è come un americano e non è come nessun altro caffè. Viene preparato con una caffettiera diversa dalla moka, chiamata cuccumella, e ha un sapore intenso e fortemente aromatico.

In qualsiasi bar vi rechiate, se siete a Napoli, noi di Acadèmia.tv vogliamo solo consigliarvi di fare attenzione: è buonissimo ma il vero caffè napoletano viene servito in una tazzina bollente.

 

La tradizione del caffè napoletano

La tazzulella ‘e café è uno dei simboli della città partenopea e non solo: oggi fa parte della tradizione ed è considerata un vero e proprio rito da compiere durante le giornate. Il caffè napoletano, quindi, non è solo una pausa tra un impegno e l’altro, è anche un gesto che accomuna perfetti sconosciuti a suon abitudini, sapori, gusti e profumi.

Il caffè è così importante a Napoli che il numero 42 nella Smorfia, libro dell’interpretazione dei sogni, è riferito a “o’ cafè. In passato, quando una famiglia subiva un lutto, ai familiari si portava il caffè, un gesto che Michele Sergio, del famoso Gran Caffè Gambrinus, ricorda essere un modo per dare coraggio dato che la caffeina dà la forza per la veglia.

Eppure, la tradizione del caffè napoletano è corroborata anche dal fatto che è l’unico tipo di caffè ad avere nobili origini perché leggenda vuole che sia stata la Regina Maria Carolina d’Asburgo, sposata con Ferdinando di Borbone, a volere che il caffè diventasse la bevanda ufficiale della città.

La differenza tra caffè napoletano e caffè espresso

Qual è la differenza tra caffè napoletano e caffè espresso? Se siete estimatori dell’oro nero sicuramente già al primo sorso vi renderete conto delle caratteristiche organolettiche che le due preparazioni diverse conferiscono al caffè, se invece amate bere il caffè ma non ne siete grandi conoscitori, dovete sapere che ci sono diverse differenze tra caffè espresso e napoletano.

Innanzitutto, viene servito in una tazzina bollente ed il contenuto è altrettanto caldo, particolarmente aromatico perché la miscela presenta una tostatura più scura. La vera differenza, però, sta nella preparazione e nell’uso della cuccumella e del cuppitiello.

Come si prepara il caffè napoletano e come si beve

Come si prepara il caffè napoletano perfetto? Il segreto per preparare il caffè napoletano come si deve è in realtà un insieme di minuziose particolarità per quanto riguarda la miscela, l’acqua e, infine, la maniera di servire il caffè.

La miscela del caffè napoletano ha un gusto forte e deciso: i chicchi sono tostati per un tempo maggiore, un processo che dona alla qualità arabica anche qualche percentuale di qualità robusta. Quella sorta di “cremina” che si forma in superficie è tipica della miscela del caffè napoletano ed è per questo che deve essere sempre mescolato con il cucchiaino, in modo che la parte superficiale più cremosa si unica a quella più liquida sottostante.

Anche l’acqua utilizzata ha un peso: quella usata a Napoli è quella delle sorgenti dell’Irpinia, già molto amata dagli antichi romani.

Infine, anche il modo in cui si serve il caffè ha una certa importanza: deve essere bevuto in una tazzina di porcellana bombata e bollente e viene sempre servito con un bicchiere d’acqua fresca, ma non gelata.

Il consiglio dei napoletani doc è quello di bere prima un abbondante sorso d’acqua, poi gustare la tazzulella de caffè e infine “pulirsi” la bocca con un altro sorso d’acqua.

La cuccumella e il cuppitiello

Non possiamo non parlare, infine, della cuccumella e del cuppitiello.

Inventata dai francesi nel 1819, la cuccumella è una caffettiera in alluminio che, per la sua caratteristica lentezza della fase d’infusione viene simpaticamente denominata “macchina da conversazione”.

È composta da cinque elementi che si montano incastrandosi tra loro. Il primo è il serbatoio dell’acqua, che ha un manico ed è dotato di un piccolo foro che indica quando è troppo pieno; il contenitore del caffè con forma cilindrica, cava da un lato e forata dall’altro per permettere il passaggio dell’acqua e quindi dare avvio al processo di infusione. Il filtro trattiene la polvere di caffè, c’è poi un secondo serbatoio che raccoglie l’infuso ed è dotato di un beccuccio da cui esce il caffè già pronto. La cuccumella ha anche un manico che, insieme a quello del serbatoio dell’acqua, serve per maneggiare e ribaltare la caffettiera.

La cuccumella, però, ha una particolarità che confonde spesso chi non è esperto: il serbatoio del caffè, durante la prima fase di preparazione del caffè è girato verso il basso e viene poi rovesciato verso l’alto per consentire una migliore infusione dell’acqua bollente attraverso la miscela e quindi l’infusione.

Abbiamo parlato anche di cuppitiello, ma cos’è? Per conservare ancora meglio l’aroma del caffè, tradizione vuole che venga posto un piccolo pezzo di carta piegato a mo’ di cono per coprire il foro del beccuccio.

Insomma, abbiamo parlato di tradizione del caffè napoletano, di storia e di particolarità e ora possiamo aggiungere anche di aver trattato dell’arte del caffè napoletano.

di Sofia Pettorelli

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